Corteo Storico

Storico Carnevale di Ivrea
Corteo Storico

Il Corteo Storico del Carnevale di Ivrea è popolato da svariati personaggi di epoche differenti: la Vezzosa Mugnaia (Violetta) con la sua Scorta d’Onore, il Toniotto (suo sposo), il Generale e lo Stato Maggiore, formato da ufficiali e Vivandiere, il Sostituto Gran Cancelliere, il Magnifico Podestà garante della libertà cittadina, gli Alfieri con le bandiere dei cinque rioni, rappresentati dagli Abbà, la banda di Pifferi e Tamburi. I vari personaggi diventano protagonisti in momenti diversi del Carnevale: l’Epifania rappresenta l’apertura ufficiale della festa con la prima uscita degli amati Pifferi e la proclamazione del Generale. Nelle due domeniche prima di Carnevale protagonisti sono i piccoli Abbà, che vengono presentati (alzati) dai balconi dei rispettivi rioni. Il Giovedì Grasso è il giorno del passaggio dei poteri dal Sindaco al Generale. Il clou è Sabato sera quando, dal balcone del Municipio, viene finalmente svelato il nome della Vezzosa Mugnaia, vera eroina del Carnevale. Segue il primo corteo, a piedi, per le vie del centro storico. La domenica mattina è invece il Podestà il protagonista di una delle cerimonie più simboliche, la preda in Dora: il semplice lancio di una pietra nel fiume simboleggia la distruzione del Castellazzo, sede del tiranno. La domenica pomeriggio, durante il primo giorno di battaglia, il Corteo Storico è al completo. A guidarlo è proprio la Mugnaia su un cocchio dorato trainato da tre cavalli bianchi. È in questo momento che le due anime del Carnevale si incontrano, rendendosi omaggio: agli applausi degli aranceri la Mugnaia risponde lanciando caramelle e mimose. Lo stesso verrà ripetuto anche Martedì Grasso, prima della solenne chiusura rappresentata dall’abbruciamento degli Scarli e dal saluto commosso del Generale che invita tutti alla prossima edizione, “Arvedze a giobia ‘n bot” (“arrivederci a giovedì all’una”).

Scopri i personaggi

Data di istituzione: primi del Novecento
Numero: 10, due per ogni parrocchia

Prima dell’unificazione nel 1808, le feste legate al Carnevale erano cinque, una per ogni parrocchia della città, ed erano organizzate dagli Abbà dei singoli rioni. Per ricordare le loro figure e l’origine dei festeggiamenti, ogni anno vengono quindi scelti dieci bambini, due per ciascuna delle cinque antiche parrocchie di Ivrea: San Grato, San Maurizio, Sant’Ulderico, San Lorenzo (che dal 1935 ha preso il posto dei Santi Pietro e Donato in seguito all’abbattimento della chiesa) e San Salvatore. Vengono presentati alla città nelle due domeniche che precedono quella di Carnevale, durante la cerimonia dell’Alzata degli Abbà, mentre il Martedì Grasso spetta a loro l’onore di appiccare il fuoco agli Scarli.

L’abbigliamento
I loro costumi sono rinascimentali e riprendono i colori delle bandiere rionali. Ogni Abbà porta con sé uno spadino con conficcata un’arancia sulla sommità a simboleggiare la testa mozzata del tiranno, ma anche l’insegna settecentesca degli Abbà che prevedeva un pane conficcato su una picca.

Data di istituzione: 1808
Proclamazione: 6 gennaio
Presa in carico dei poteri civili: giovedì di Carnevale

La storia
Nata durante il periodo napoleonico, la figura del Generale custodisce l’integrità del Carnevale: in origine infatti i diversi rioni della città festeggiavano separatamente, spesso in lotta fra loro. Solo a partire dal 1808, in seguito alla riappacificazione fra i vari gruppi, il Carnevale divenne uno solo e il Generale fu chiamato a garantire l’ordine pubblico. Eporediese rispettato dall’intera cittadinanza, ottenne di diritto il titolo e l’uniforme di “Generale dell’Esercito Napoleonico” e fu affiancato dagli Ufficiali dello Stato Maggiore.

La proclamazione
Presentato il 6 di gennaio alla cittadinanza, riceve dall’interprete dell’edizione precedente, la feluca e la sciabola, mentre il giovedì di Carnevale il Sindaco gli trasmette i poteri civili: durante la festività sarà lui a governare simbolicamente la città. Attraverso un proclama il Generale diffonde l’obbligo di indossare il berretto frigio a partire da Giovedì Grasso: nei giorni di festa, chi non porterà il copricapo che ricorda la Rivoluzione Francese e simboleggia la lotta per la libertà, verrà colpito dagli aranceri a piedi e sui carri da getto durante la battaglia delle arance.

Data di istituzione: 1808
sede della fondazione: via Dora Baltea
sito: www.pifferietamburiivrea.it

Le loro radici affondano nel XVIII secolo, quando ai tempi di Emanuele Filiberto nel Castello delle Quattro Torri risiedeva stabilmente una banda formata da pifferi e tamburi al servizio del presidio eporediese. La presenza di questi suonatori pare essere legata all’usanza che voleva che le bande militari accompagnassero gli eserciti durante le campagne in giro per l’Europa. Oggi il loro compito è accompagnare ogni momento dei festeggiamenti tramandando l’ampio repertorio musicale dedicato al Carnevale.

Le musiche
Il piffero canavesano, un piccolo flauto traverso, il tamburo incordato e la grancassa sono gli unici strumenti musicali impiegati dai suonatori e sono creati dai musicisti stessi. Come tutti gli elementi del Carnevale, anche le musiche si ispirano a momenti storici differenti: alcune richiamano il Risorgimento, altre l’epoca napoleonica, altre ancora traggono ispirazione dalle marce dell’esercito piemontese. Le note proposte rappresentano una vera e propria colonna sonora del Carnevale e sono infatti dedicate a luoghi, momenti e personaggi della festa. Le suonate sono in tutto trentatré: 13 marce, 1 passo di carica, 5 diane, suonate in occasione dell’Alzata degli Abbà, durante il Pianta ‘l Pich e in occasione dell’abbruciamento degli Scarli, 11 monferrine e 3 brani di vario genere. Tra tutte merita una nota speciale la Generala, suonata ogni volta che il Generale scende da cavallo per congedarsi e durante la marcia del Funerale il Martedì Grasso, l’Alzata da Tavola, che segna la chiusura dei pranzi ufficiali ed è composta dalle cinque marce dei rioni della città suonate tutte di seguito.

L’abbigliamento
L’uniforme del gruppo è storica e comprende il berretto frigio al capo, corto alla francese, giubba rossa con collo e risvolti dei polsi verdi, bottoni metallici dorati, calzoni verdi con banda rossa.

Data di istituzione: 1808

Il Garante del Carnevale
Dal 1808, anno in cui il Carnevale divenne un’unica manifestazione per tutta la città, il Gran Cancelliere ebbe il ruolo di redigere un libro destinato a raccontare i fatti del Carnevale. Questo compito, inizialmente svolto dal Decano dei notai della città, venne poi assegnato al Sostituto Gran Cancelliere, persona di fiducia del Decano stesso.

Libro dei Verbali
Attento osservatore e reporter degli avvenimenti carnevaleschi, il Sostituto Gran Cancelliere è sempre a fianco del Generale e dello Stato Maggiore durante ogni atto ufficiale, per poterne dare precisa testimonianza. Garante del protocollo carnevalesco, porta sempre con sé una copia del Libro dei Verbali dove annota lo svolgersi delle cerimonie. Il libro originale è invece custodito in un luogo sicuro ed egli ne è responsabile.

L’abbigliamento
Indossa un abito di velluto nero, una parrucca bianca a cannoni, con codino sotto il tricorno, bianchi gilet e camicia con jabot e polsi in pizzo. I pantaloni sono al ginocchio, accompagnati da calze bianche.

Data di istituzione: 1858
Proclamazione: sabato di Carnevale
Epiteto: vezzosa

La leggenda
Simbolo di libertà, la Mugnaia rappresenta la figura più importante dello Storico Carnevale di Ivrea. Figlia di un mugnaio e novella moglie di Toniotto, diede il via alla rivolta popolare uccidendo il malvisto signore della città, che non solo vessava gli abitanti di Eporedia, ma esigeva anche di trascorrere la prima notte di nozze con le spose, secondo la pratica dello ius primae noctis. Violetta, questo il nome della fanciulla, promise allo sposo che si sarebbe opposta a questa usanza e così durante la notte, grazie a un pugnale che aveva nascosto tra le vesti, tagliò la testa al marchese e affacciatasi dal castello la mostrò al popolo eporediese, scatenando l’insurrezione.

La storia
Ambientata nell’alto Medioevo, la leggenda legata a Violetta richiama probabilmente una rivolta legata all’introduzione di una tassa sul macinato: all’epoca infatti, la lavorazione del grano attraverso mulini natanti era molto diffusa nella zona della Dora Baltea.

Il segreto della Mugnaia e la proclamazione
Eletta ogni anno a partire dal 1858, anno in cui venne introdotto il personaggio, la sua identità è tenuta nascosta sino alla sera del sabato di Carnevale, quando viene presentata alla cittadinanza dal balcone del municipio. Benché il suo nome sia Violetta, in città sentirete più spesso parlare di lei come della “vezzosa mugnaia” o della “Signora”. Anima della città e del Carnevale, chi ha avuto il privilegio di essere nominata Mugnaia, lo sarà per sempre per tutti gli eporediesi. Accompagnata dal Generale, dalla sua Scorta e dagli altri personaggi del Corteo Storico, la Mugnaia guida la sfilata attraverso il centro della città nella sua prima uscita a piedi e poi a bordo del cocchio dorato.

Data di istituzione: 1934
Epiteto: magnifico
sito: www.credendari.it

A capo del governo del Comune, il Podestà veniva nominato sin dal XIV secolo dai Credendari, i Consiglieri comunali dell’epoca, che lo affiancavano nell’amministrazione della città e della giustizia.

Un simbolo di libertà
Scelto al di fuori del Comune per garantirne l’imparzialità, una volta eletto andava a prelevare con un apposito martello conservato presso il municipio cittadino un sasso (“preda”) tra i ruderi del Castellazzo e lo gettava in Dora in segno di spregio verso il Marchese del Monferrato, che aveva vessato la città. Per ricordare questo avvenimento ogni domenica mattina di Carnevale si celebra “la preda in Dora”, ovvero il lancio di una pietra nel fiume che attraversa la città. Da alcuni anni, il giorno dell’Epifania, il Podestà in rappresentanza della città offre i ceri al Vescovo.

In rappresentanza della città
I Credendari appartenevano ai vari rioni in cui era divisa la città, erano in numero massimo di settanta e formavano una specie di senato. Fra essi venivano eletti: il Consiglio dei Sapienti, con l’incarico della stesura e della revisione degli statuti, tre Procuratori, per la tenuta dei registri contabili e un Tesoriere, per la gestione delle spese. Ogni anno ad agosto si riunivano per eleggere il Podestà, che restava in carico un anno e auspicabilmente doveva venire da fuori città, a garanzia della sua indipendenza.

Data di istituzione: 1998
Sede della fondazione: via Arduino, 50, Ivrea
sito: www.gruppoalfieri.com

Le bandiere della città
Aprono la Marcia dello Storico Carnevale d’Ivrea, portando le bandiere storiche delle Parrocchie e dei Rioni cittadini. La loro attività è iniziata nel 1996, quando un gruppo di cittadini si è reso disponibile a svolgere ruoli precedentemente affidati a persone scelte di anno in anno dal Comune. Nel 1998 hanno costituito l’Associazione Alfieri, intraprendendo una serie di iniziative volte a riqualificare l’immagine degli Alfieri e a riaffermare l’importanza delle bandiere. Rappresentano le nove parrocchie cittadine: San Bernardo, San Grato, San Lorenzo, San Maurizio, San Pietro e Donato, San Salvatore, Sacro Cuore, Torre Balfredo e Sant’Ulderico.

L’abbigliamento
Il loro abbigliamento è caratterizzato dai colori rosso e bianco: indossano un dolcevita bianco del quale è possibile vedere solo il colletto, coperto da una casacca bianca con maniche bianche e rosse; sopra alla casacca un gilet rosso con i bottoni dorati e sulla sinistra lo stemma a croce rossa. In testa il berretto rosso con la spilla “pala e pic”, appuntata sulla destra e nelle mani i guanti bianchi. Completano la divisa i pantaloni bianchi, le scarpe nere e ghette nere fino al ginocchio.

La formazione
Particolarmente attenti all’abbigliamento e ai movimenti, portano sempre con sé la loro “libretta”, ma mai la consulteranno durante la sfilata. Si spostano in file di tre, ciascuna formata da tre persone, e a guidarli è il Sergente, che detta il passo seguendo la musica dei Pifferi. Vigorosi e gioiosi, portano con entusiasmo la bandiera senza posarla mai.

Gli Alfieranti
Chi non partecipa alla sfilata svolge il ruolo di Alfierante, supportando e assistendo il gruppo, facendo attività di pubbliche relazioni e vendendo gadget. La loro divisa è composta dal giaccone nero fuori ordinanza e dal berretto frigio degli Alfieri nei giorni di Carnevale.

Data di istituzione: non è certa, ma si colloca nell’Ottocento
Sede della fondazione: Via Campo Sportivo, 2, Ivrea
Epiteto: brillante
sito: www.statomaggiore.it

Lo Stato Maggiore è composto da: Ufficiali dello Stato Maggiore, Vivandiere e Aiutanti di Campo.

Gli Ufficiali dello Stato Maggiore
In seguito all’unificazione del Carnevale in epoca napoleonica, venne istituita la figura del Generale, il cui scopo doveva essere il mantenimento dell’ordine pubblico. Ad aiutarlo in questo compito un gruppo di valorosi uomini, gli Ufficiali dello Stato Maggiore, che presenziano in ogni momento della manifestazione. Le attività del Corpo non si esauriscono con i giorni di Carnevale, ma proseguono grazie all’Associazione Circolo Ufficiali Stato Maggiore, che ha tra i suoi obiettivi primari la valorizzazione del Carnevale, la custodia e la divulgazione di materiali relativi allo storico gruppo militare.

L’abbigliamento
I colori che caratterizzano la divisa degli Ufficiali dello Stato Maggiore sono il rosso e il blu. Gli ufficiali più importanti si differenziano per il colore bianco dei pantaloni e sono chiamati “braje bianche”, mentre gli altri indossano calzoni blu con bande rosse.

Le Vivandiere
Come il Generale e gli Ufficiali d’Onore, anche le Vivandiere sono personaggi che richiamano il periodo napoleonico. L’esercito di Napoleone era infatti solito muoversi accompagnato dalle mogli dei militari, che assistevano i mariti dopo la battaglia e si occupavano dei pasti. Le Vivandiere sono quattro per ogni Campagna e la loro introduzione nel Carnevale risale ai primi anni del Novecento.

L’abbigliamento
I colori che caratterizzano l’abito delle Vivandiere sono il rosso e il blu. Pur facendo parte dello Stato Maggiore, si differenziano poiché indossano la gonna. Un ampio mantello copre le spalle, mentre stivali neri arrivano alle ginocchia.

 

Gli Aiutanti di Campo
Gli Aiutanti di Campo sono tre e si dividono in: Addetto al Generale, Addetto alla Mugnaia e Addetto allo Stato Maggiore. Il loro ruolo consiste nell’affiancare i principali personaggi del Corteo Storico, aiutandoli nello svolgimento delle loro attività e per qualsiasi eventuale necessità.