La storia

Press - Schede di approfondimento
La storia

  • Il più antico carnevale d’Italia
  • Medioevo, Rivoluzione francese, Risorgimento: sono i tre periodi storici da cui attinge la manifestazione
  • 1600 l’anno in cui viene distrutta la residenza del Marchese di Monferrato in una rivolta popolare
  • 1808 vengono registrati per la prima volta tutti gli accadimenti del Carnevale in un libro
  • 1947 nasce la Battaglia delle arance come avviene ancora oggi. Si forma la prima squadra dell’Asso di Picche

Prende il via il 6 gennaio, con la tradizionale prima uscita di Pifferi e Tamburi, lo Storico Carnevale di Ivrea, un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano per dar vita a una serie di eventi, celebrazioni e rappresentazioni dal forte valore simbolico: una grande Festa Civica popolare durante la quale la comunità di Ivrea celebra la propria capacità di autodeterminazione ricordando un episodio di affrancamento dalla tirannide che si fa risalire al Medioevo.

Conosciuto ai più per la spettacolare battaglia delle arance che si svolge per tre giorni nelle principali piazze della città, questo Carnevale è in realtà un evento che si caratterizza per il complesso cerimoniale, culminante nel Corteo Storico, denso di evocazioni storico-leggendarie che attinge a diverse epoche: dalle sommosse popolari medievali all’epoca napoleonica, dal Settecento fino ai moti del Risorgimento. Vera protagonista è la Vezzosa Mugnaia, simbolo di libertà ed eroina della festa che, accompagnata dal Generale (di origine napoleonica), fin dal 1808 la vera eroina del Carnevale più antico d’italia.

Lo spirito dello Storico Carnevale vive, infatti, nella rievocazione di un episodio di liberazione dalla tirannide: un barone (il Marchese di Monferrato) che affamava la Città venne scacciato grazie alla ribellione di Violetta, la figlia di un mugnaio che per non sottostare allo ius primae noctis uccide il marchese, accendendo così la rivolta popolare.

La celeberrima Battaglia delle Arance rievoca proprio questa rivolta: il popolo è rappresentato da squadre di aranceri a piedi che combattono sprovvisti di qualsiasi protezione contro aranceri su carri trainati da cavalli che indossano protezioni e maschere di cuoio. Tirare le arance ha dunque un forte significato simbolico. L’ardore in battaglia, la correttezza nel tiro e la qualità degli allestimenti e, per i carri, dei finimenti dei cavalli, sono gli elementi che concorrono a definire la classifica delle squadre a piedi e dei carri da getto.

In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini e i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese.

Una manifestazione, dunque, ricca di storia, tradizione, spettacolo, emozioni e grandi ideali che coinvolge tutta la città di Ivrea registra un livello di partecipazione totale degli eporediesi a tutti gli appuntamenti in calendario con un rigoroso rispetto di tutto il Cerimoniale: un patrimonio storico- culturale che vale la pena conoscere e vivere appieno.

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