Il Carnevale di Ivrea: otto secoli di storia. Il rito della Zappata e l’abbruciamento degli Scarli di origine basso medievale sono stati tramandati oralmente fino all’aprirsi dell’Ottocento quando appaiono le prime testimonianze scritte.
Il Carnevale di Ivrea è un evento unico in cui storia e leggenda si intrecciano per dar vita a una grande festa civica popolare dal forte valore simbolico, un fenomeno storico complesso e affascinante, frutto di un’evoluzione lunga secoli.
Ogni epoca ha consegnato al Carnevale qualcosa in cui credeva o che lo rappresentava. Si è così costruito un complesso cerimoniale in cui è possibile distinguere tra il Carnevale vero e proprio e quanto si è aggregato nel corso degli anni. Grazie ai documenti d’archivio, sappiamo oggi che le prime testimonianze della festa risalgono al XIII secolo, con riferimenti espliciti al Carnevale già nel 1246 e nel 1325. In origine, si trattava di una celebrazione legata al mondo contadino e ai cicli stagionali, con un ruolo centrale dei giovani. Nel Quattrocento e Cinquecento si svilupparono le badie giovanili: organizzazioni che contribuirono a gestire l’ordine durante le mascherate, anticipando di fatto l’attuale Stato Maggiore del Carnevale. Con il tempo, la festa si è arricchita di influenze religiose, politiche e culturali, trasformandosi in un rituale cittadino condiviso da tutta la comunità.
Anche la celebre battaglia delle arance – oggi simbolo della manifestazione – ha origini ottocentesche, ma richiama riti di scontro simbolico antichissimi, presenti in molte culture europee. A Ivrea, ha assunto un significato forte: la lotta per la libertà.
Vera protagonista è la VezzosaMugnaia, simbolo di libertà ed eroina della festa sin dalla sua apparizione nel 1858. Lo spirito dello Storico Carnevale d’Ivrea, perfettamente tramandato dalla Canzone del Carnevale “Una volta anticamente”, vive nella rievocazione della sollevazione del popolo contro un “barone” che affamava la città. Nella leggenda fu il gesto eroico di Violetta, la figlia di un mugnaio, a liberare gli eporediesi dalla tirannia, ribellandosi allo ius primae noctis (mito nato in Europa nel corso del secoli) imposto dal barone. La celebre Battaglia delle arance, nella interpretazione data nel corso del ‘900, vuole rievocare proprio questa immaginaria rivolta.
I cittadini e i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà.
Il Carnevale di Ivrea è stato incluso nel Calendario delle Manifestazioni italiane di rilevanza internazionale, come da comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27.09.1956 (foglio n. 02999/894 di prot.) nel rispetto della storia e delle tradizioni popolari che contraddistinguono il Carnevale di Ivrea così come indicato nel “Cerimoniale dello Storico Carnevale di Ivrea”.