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Arrivederci al 6 gennaio 2027

Lo Storico Carnevale

di Ivrea

Momenti

Epifania

Mattino

Uscita dei Pifferi e Tamburi: marcia di apertura del Carnevale

— L’Epifania segna per Ivrea l’inizio del periodo carnevalesco; le note dei pifferi ed il ritmo cadenzato dei tamburi si diffondono per la città, in un consueto giro mattutino attraverso le vie del centro storico, intervallato da numerose soste per “confortare” i suonatori ed il pubblico fedele, che immancabilmente accorre numeroso a festeggiare l’inizio di un nuovo Carnevale.

Investitura ufficiale del Generale.

— In tarda mattinata ha luogo la cerimonia della consegna di sciabola e feluca al nuovo Generale. Cerimonia quest’ultima, che fa capo ad un discorso di creazione di nuove tradizioni che in realtà non hanno nulla a che vedere con la ritualità antica ma che servono a rafforzare una determinata visione della festa e dei suoi personaggi: si tratta cioè di invenzione della tradizione.

Pomeriggio

Corteo del Gruppo Storico I Credendari per la Cappella dei Tre Re al Monte Stella da piazza Duomo.

— Il pomeriggio dell’Epifania vede una celebrazione in Duomo alla presenza di monsignor Vescovo, con tutte le componenti carnevalesche, per la Cerimonia dei ceri. Il Magnifico Podestà, accompagnato dal suo seguito e dal Gruppo Storico dei Credendari fa dono a Monsignor Vescovo del cero votivo per invocare la protezione della Madonna sulla città (una cerimonia antica che si svolgeva nella Cappella dei Tre Re sul Monte Stella, edificata secondo la tradizione intorno all’anno 1220 su consiglio di san Francesco d’Assisi).

Questo insieme di cerimonie sono state inserite nel Carnevale eporediese seguendo un processo di “medievalizzazione” dei riti e dei simboli della festa di inizio anno.

Sabato precedente la terzultima domenica di Carnevale

Pomeriggio

Presentazione degli Abbà

— Questo momento dedicato ai piccoli Abbà prelude alla loro presentazione ufficiale e storica che si tiene la domenica; è un modo per presentar loro le componenti storiche che li accompagneranno (Stato Maggiore e Gruppo Storico I Credendari) nonché la creazione di un simbolico passaggio di consegne tra gli Abbà stessi.

Abbà

Terzultima domenica prima di Carnevale

Così detta perché è la terzultima domenica prima dell’inizio della Quaresima.

Mattino

Fagiolate.

— Distribuzione dei fagioli grassi presso le Fagiolate di Bellavista e San Giovanni.

Presa in consegna del Libro dei Verbali.

— Questa particolare cerimonia sancisce la consegna del Libro dei Verbali dal Cancelliere (decano dei notai eporediesi) al suo Sostituto, che da ora in poi lo conserverà per tutto il periodo carnevalesco e darà pubblica lettura di quanto in esso viene annotato.

Prise du Drapeau in piazza di Città.

— Antica cerimonia che segna l’inizio ufficiale della Campagna. Il Generale, dopo aver insignito con la medaglia celebrativa della Campagna 2026 la Bandiera portata dall'Alfiere, passerà in rassegna i componenti dello Stato Maggiore in uno dei momenti più suggestivi della mattinata.

Banchetto inaugurale del Generale e del Brillante Stato Maggiore.

— Al termine il Sostituto del Gran Cancelliere legge il verbale di apertura che viene firmato dai presenti. I Pifferi e Tamburi eseguono l’obada detta “alzata da tavola”.

Pomeriggio

Alzata degli Abbà.

— Antica cerimonia di nomina e presentazione alla città dei rappresentanti delle parrocchie: il corteo, preceduto dall’ufficiale addetto alle Bandiere, si reca presso l’abitazione dei piccoli Priori delle Parrocchie di San Grato, San Maurizio, Sant’Ulderico, San Lorenzo e San Salvatore. Gli Abbà sono due per ognuna delle cinque parrocchie della città, cinque vengono alzati questa domenica, gli altri cinque la domenica successiva.
Gli Aiutanti di Campo alzano l’Abbà dal balcone mostrandolo alla folla al suono dei Pifferi e Tamburi mentre il Generale saluta militarmente. Il Sostituto legge il verbale e lo fa firmare all’Abbà, ai genitori, al Generale ed ai testimoni.

Generala in piazza di Città.

— I Pifferi e Tamburi nell’androne del Municipio eseguono la Generala, pifferata che si suona in onore del Generale al termine della giornata.

Penultima domenica prima del Carnevale

Così detta perché è la penultima domenica prima dell’inizio della Quaresima.

Mattino

Fagiolate.

— Distribuzione dei fagioli grassi presso le Fagiolate di Montenavale, Cuj dij Vigne, San Pietro Martire e Torre Balfredo.

Riappacificazione degli abitanti dei Rioni di San Maurizio e del Borghetto sul Ponte Vecchio.

— Il Carnevale di Ivrea è una festa che, pur mantenendo intatti i propri valori più antichi, ha ridisegnato dai primi decenni dell’Ottocento ruoli, significati e rituali della propria tradizione, secondo un processo comune ad analoghe manifestazioni europee. E’ il caso della rievocazione della riappacificazione delle parrocchie di San Maurizio e di San Grato (Borghetto). La tradizione racconta che nei tempi passati odi e rancori avessero diviso i due rioni, situati sulle sponde opposte della Dora, e che si fosse arrivati all’uso delle armi gli uni contro gli altri. Poi, come recita il Libro dei Verbali, “un giorno fu suggellata la pace, merito e vanto delle donne eporediesi che anteponendo la loro persuasione alle armi e la gentilezza alla forza, si posero fra i contendenti e riconciliarono gli animi”. Così, ancora oggi, il dignitario rappresentante il Console maggiore di San Maurizio e il rappresentante il Bano della Croazia (cioè la parrocchia di San Grato) si incontrano a metà del Ponte Vecchio e si abbracciano fraternamente. Si tratta di una cerimonia rievocativa di invenzione ottocentesca.

Pranzo della Croazia in Borghetto.

— La riappacificazione si festeggia durante il banchetto ufficiale al termine del quale, data lettura del verbale, si forma il Corteo Storico per procedere alla seconda Alzata degli Abbà.

Pomeriggio

Alzata degli Abbà.

— Si ripropone la stessa cerimonia della Terzultima domenica di Carnevale

Generala in piazza di Città.

Giovedì Grasso

Mattino

— Visita del Generale con lo Stato Maggiore, i Pifferi e Tamburi e gli Alfieri alle scuole elementari di Ivrea. La visita si conclude con il pranzo offerto dalla scuola elementare Fiorana.

Pomeriggio

Passaggio dei poteri in piazza di Città.

— Nel Palazzo Municipale il Sindaco affida simbolicamente i poteri civili della città di Ivrea al Generale imponendogli la fascia bianco-rossa, che viene indossata dalla spalla destra al fianco sinistro annodandola sul medesimo dopo un giro orizzontale sui fianchi. Gli Ufficiali e le Vivandiere indossano a tracolla una fascia simile, mentre quella degli Aiutanti di Campo è rosso-blu. Il Sostituto dà lettura dell’Ordinanza del Generale.

Calzata del Berretto Frigio.

— In ottemperanza delle disposizioni del Generale tutti i cittadini presenti in piazza sono invitati dal Sostituto ad indossare il Berretto Frigio, simbolo di libertà e fratellanza, che dalla domenica sarà indispensabile per non essere fatti oggetto di “gentile e moderato getto d’arance”.

Partenza della Marcia

— Aprono il Corteo Storico due ufficiali di cui uno addetto alle Bandiere, seguono gli Alfieri con le Bandiere delle Parrocchie ed i Pifferi e Tamburi. Poi il Generale, due Aiutanti di Campo, l’Alfiere dello Stato Maggiore, il Sostituto, le Vivandiere, gli Ufficiali e gli Abbà tutti a cavallo. La Marcia procede per le vie cittadine fino a raggiungere piazza Castello.

Visita al Vescovo.

— Il Corteo storico, con Generale e Stato Maggiore, rende visita al Vescovo nel palazzo del Seminario. Il vescovo riceve gli Abbà e li omaggia con il tradizionale dono. Dopo la lettura del verbale e l’apposizione del sigillo vescovile i Pifferi e Tamburi suonano in onore del Vescovo.

Visita al Sindaco in piazza di Città.

— Il Corteo si ricompone e la Marcia scende al Palazzo Municipale dove nella Sala Dorata il Primo Cittadino riceve i piccoli Priori ed offre loro i doni di rito. Il Sostituto legge il verbale che viene sottoscritto e bollato dal Sindaco.

Festa dei bambini in piazza Ottinetti e piazza Gioberti.

— Giochi ed animazione per la tradizionale Festa dei bambini organizzata da J’Amis ad Piassa d’la Granaja in piazza Ottinetti e piazza Gioberti.

Fagiolata Cuj d’via Palma (via IV Martiri).

— Dopo il passaggio del Generale prende il via l’assaggio e la distribuzione dei fagioli grassi.

Generala in piazza di Città.

Sabato di Carnevale

Sabato di Carnevale

Ormai il tempo è giunto: l’attenzione di tutti è incentrata sulla figura della Vezzosa Mugnaia.
Quel parlottare diffuso attorno a chi interpreterà il ruolo è sempre più fitto mentre passano le ore che si avvicinano alla serata della proclamazione della Mugnaia. Anche se pochi sanno con certezza su chi è caduta la scelta, l’importante è fare finta di saperlo.

Mattino

Visita del Generale e dello Stato Maggiore alle Autorità Militari.

— Di ogni visita il Sostituto redige l’apposito verbale.

Presentazione della Scorta d’Onore della Mugnaia al Generale in piazza di Città.

— Dopo la parata nelle vie del centro, deposta la propria Bandiera il gruppo storico del Primo Battaglione Cacciatori della Repubblica Cisalpina ed assunta quella della Scorta, confluisce sotto il comando del Generale.

Sera

Presentazione della Vezzosa Mugnaia dalla loggia esterna del Palazzo Municipale.

— La Mugnaia, dopo aver indossato il tradizionale abito bianco, si trasferisce dall’Ufficio del Sindaco alla Sala Dorata dove le viene appuntata sulla sciarpa verde la spilla con Pala e Pich su coccarda rossa, omaggio del Generale. Le viene presentato il Sostituto Gran Cancelliere dall’Aiutante di Campo a lei addetto. Il Sostituto Gran Cancelliere a sua volta le presenta il Generale, gli ufficiali dello Stato Maggiore, le Vivandiere, tutti gli altri protagonisti del Carnevale e gli invitati. Alle 21, al suono del campanone civico, il Sostituto dà lettura della nomina  e all’atto della proclamazione la Mugnaia esce sul balcone centrale del Palazzo per ricevere l’abbraccio della Città.

Marcia del Corteo Storico in Lungo Dora in onore della Vezzosa Mugnaia.

— La Mugnaia al braccio del Generale prende posto nel corteo storico composto da Pifferi e Tamburi, Banda Musicale, Alfieri con gli omaggi floreali, Scorta d’Onore, Damigelle, Paggi, Toniotto (consorte della Vezzosa Mugnaia) accompagnato dal Sostituto Gran Cancelliere, Ufficiali e Vivandiere dello Stato Maggiore, Podestà ed il suo seguito, Abbà accompagnati dai Credendari. Il corteo, preceduto e scortato dai Goliardi e dalle squadre degli aranceri a piedi che hanno fatto ala all’uscita della Mugnaia dal Palazzo Municipale, attraversa la città per ricevere l’omaggio degli aranceri delle squadre a piedi nelle proprie piazze e di tutta la cittadinanza e assistere ai fuochi artificiali sulla Dora Baltea.

Arrivo del corteo in piazza di Città.

— La Mugnaia balla con il Generale sulle note dell’Inno del Carnevale.

Feste degli Aranceri nelle piazze cittadine.

— Durante la serata le squadre degli aranceri a piedi organizzano feste nelle proprie piazze oggetto di tiro delle arance.

 

Domenica di Carnevale

Mattino

Fagiolate.

— Distribuzione dei fagioli grassi presso le Fagiolate del Castellazzo, San Lorenzo, via Dora Baltea e San Bernardo.

Giuramento di Fedeltà del Magnifico Podestà in piazza Castello.

— Il Podestà con il suo seguito ed i Credendari, salendo per via della Cattedrale, si reca in piazza Castello per effettuare davanti all’antica sede del Comune il giuramento di fedeltà agli Statuti alla presenza del Corteo Storico.

Visita della Mugnaia e del Generale alla Fagiolata Benefica  del Castellazzo in piazza Maretta.

— Il Generale, la Mugnaia ed il loro seguito fanno visita alla fagiolata per il rituale assaggio dei fagioli e per l’inizio della distribuzione delle razioni benefiche.

Il Podestà al Castellazzo scalza la pietra per la Preda in Dora  dai ruderi del Castellazzo con l’antico martello d’arme.

Preda in Dora sul Ponte Vecchio.

— Il Podestà con il suo seguito ed i Credendari, accompagnato dagli Alfieri e dai Pifferi e Tamburi, volgendo le spalle al parapetto del ponte, getta dietro di sè verso valle la pietra tratta dal Castellazzo, esclamando: “Hoc facimus in spretum olim Marchionis Montisferrati, nec permittemus aliquod aedificium fieri ubi erant turres Domini Marchionis”.
La Mugnaia con il Generale, lo Stato Maggiore e la Scorta d’Onore assistono alla Cerimonia dalla sponda destra del fiume.

Pomeriggio

Inizio della Marcia in piazza di Città.

— Gli Alfieri con le Bandiere delle Parrocchie; i Pifferi e Tamburi; il Generale con lo Stato Maggiore, il Sostituto e gli Abbà a cavallo; la Banda Musicale; la Mugnaia con le Damigelle sul cocchio dorato trainato da tre cavalli bianchi attorniato dalla Scorta d’Onore; i Paggi a cavallo; il Toniotto sul carro dei rifornimenti; il Podestà sul carro trainato da una coppia di buoi con i Credendari a cavallo, percorrono con il corso di gala le vie della città.
La Marcia, detta anche corso di gala o più familiarmente “il Giro”, è il Carnevale che fedele alla sua canzone porta la festa in ogni via; la Mugnaia sfila sul cocchio dorato lanciando caramelle e mimose a simboleggiare il trionfo di tutto un popolo.

Battaglia delle arance.

— Le nove Squadre a piedi danno vita alla Battaglia delle arance con i tiratori sulle Pariglie e sui Tiri a quattro, suddivisi su due percorsi: interno (piazza Ottinetti e piazza di Città) ed esterno (Borghetto, piazza del Rondolino passando da Lungo Dora e piazza Freguglia).

Generala in piazza di Città.

Lunedì di Carnevale

Mattino

Zappate degli Scarli delle Parrocchie di San Maurizio, Sant’Ulderico,  San Lorenzo, San Salvatore e San Grato.

— Il Generale, preceduto dagli Alfieri e dai Pifferi e Tamburi, e scortato dallo Stato Maggiore, accompagna una coppia di sposi dell’anno in ogni Parrocchia sul luogo dove sarà innalzato lo Scarlo. Il Sostituto Gran Cancelliere, issato su un tamburo, dà lettura del verbale della cerimonia e gli sposi, con il piccone e la pala, danno un colpo sul terreno nel punto destinato allo Scarlo, mentre tutti i presenti recitano in coro la frase “As pianta ‘l pich a l’üso antic”.
È l’antico rituale della Zappata nel quale si celebra la festa della rinascita del tempo: festa dove il passato, il presente e il futuro annualmente si consumano per rigenerarsi.

Trofeo Pich e Pala in piazza di Città.

— alle 13 in piazza di Città i rappresentanti delle nove squadre di aranceri e tutti coloro che vogliono partecipare si sfidano al lancio più lungo.

Pomeriggio

Marcia del Corteo Storico a piedi per la visita alle Squadre degli aranceri: Tuchini, Mercenari, Diavoli, Pantere, Credendari, Scacchi, Arduini, Picche e Morte.

Battaglia delle arance.

Generala in piazza di Città.

Martedì Grasso

Pomeriggio

Marcia del Corteo Storico e Battaglia delle arance.

Premiazione delle Squadre degli aranceri e dei carri da getto in piazza di Città.

— Premiazione delle Squadre a piedi secondo la classifica determinata da tiro, immagine e correttezza; delle Pariglie e Tiri a Quattro secondo la classifica determinata da cavalli-finimenti-guida, allestimento e tiro.

Sera

Partenza del Corteo Storico per l’abbruciamento degli Scarli delle Parrocchie di San Maurizio, Sant’Ulderico,San Lorenzo, San Salvatore e San Grato.

— Gli Abbà, reggendo una piccola lanterna, preceduti da Pifferi e Tamburi e accompagnati da Generale e Stato Maggiore, raggiungono le piazze a cavallo. I due Abbà delle Parrocchie smontano e compiono un giro attorno allo Scarlo. L’Ufficiale che li accompagna tenendoli per mano, porge loro una fiaccola accesa ed il fuoco viene appiccato. Lo scarlo della Parrocchia di San Salvatore è bruciato alla presenza della Mugnaia in piazza di Città.

La Mugnaia, in piedi sul cocchio dorato, nel momento in cui viene appiccato il fuoco dagli Abbà, leva alta la spada simbolo del riscatto dal tiranno finché la bandiera in cima allo Scarlo non è del tutto consumata dal fuoco. Intanto il Generale saluta militarmente stando in piedi sulle staffe del suo cavallo. Quanto più velocemente le fiamme risalgono lo Scarlo, tanto più la folla all’esclamazione “a brusa!.. a brusa!”, sottolinea il segno di buon auspicio per l’anno da poco iniziato.

 Bruciando l’albero si brucia il passato, che alle soglie della primavera deve lasciare il passo alla nuova vita. Ecco quindi perché non vi è offesa nel bruciare la bandiera posta sulla cima dello Scarlo: il fuoco rende sacro ciò che lambisce e brucia e nello stesso tempo gli dà nuova vita. Riprende la marcia fino alla Parrocchia di San Grato per l’abbruciamento dell’ultimo Scarlo.

Marcia funebre.

— In seguito all’abbruciamento dell’ultimo Scarlo il Generale scende da cavallo e, conducendo il suo cavallo al morso, dà avvio alla Marcia funebre durante la quale i Pifferi e Tamburi eseguono una triste pifferata a commento del Funerale del Carnevale, mentre gli Ufficiali trascinano sul selciato le loro sciabole. I cittadini seguono il corteo in rigoroso silenzio indossando per gli ultimi momenti il berretto frigio.

Arvédze a giòbia ‘n bot in piazza Ottinetti.

— La Marcia funebre si conclude in piazza Ottinetti dove viene eseguita la Generala e quindi la gioiosa Bela Gigogin di tradizione rinascimentale: un Carnevale è morto ma un altro è pronto a rinascere. il Generale si accommiata poi dai Pifferi e Tamburi e li ringrazia, congedandoli simbolicamente in ricordo dei tempi in cui versava loro il “soldo” per la campagna. Tutti si scambiano il tradizionale saluto “Arvédze a giòbia ‘n bot”. Il Generale e lo Stato Maggiore tenendosi a braccio e cantando la Canzone del Carnevale si recano di corsa al Palazzo Municipale.

Verbale di chiusura in piazza di Città.

— Nel Palazzo Municipale il Generale passa in rassegna lo Stato Maggiore e appunta sul petto dei propri Aiutanti di Campo le insegne della Campagna. Vengono deposti i simboli del potere e viene tolto il berretto frigio. Il Sostituto legge il verbale di chiusura.

Mercoledì delle ceneri

Mattino

Distribuzione di polenta e merluzzo.

— Tradizionale degustazione di polenta e merluzzo in piazza Lamarmora organizzata dal Comitato della Croazia con la partecipazione dei personaggi del Carnevale e di Monsignor Vescovo.

Testi a cura di Franco Quaccia

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