25 Febbraio 2021 – #UNCARNEVALEDIRICORDI

Storico Carnevale d'Ivrea
#uncarnevalediricordi
25 Febbraio 2021

Foto e ricordo di Marianna Giglio Tos C'è sempre un alone di mistero intorno alle Fagiolate, per via della ricetta segreta dei faseuj grass. Ogni Fagiolata ha la sua, tramandata e custodita di generazione in generazione. Anche questa è tradizione, sono le nostre radici. Dietro le quinte della Fagiolata Benefica del Castellazzo con il profumo di aglio e spezie a solleticarmi il naso, mentre tutti lavoravano con amore e sapienza le cotenne, mi fu narrato che un tempo alle donne non fosse permessa la preparazione dei preive. Anche su questo c'è un po' di mistero: c'era chi considerasse scandaloso che il "preive" passasse per le mani femminili e chi reputasse poco gentile che le spezie rovinassero la pelle delle donne. Col tempo le cose sono cambiate, difatti oggi alla preparazione partecipano con grande impegno anche le donne... dopotutto siamo figlie di una fanciulla che da sola sconfisse un crudele Tiranno! Le spezie ci fanno il solletico... al naso!

C’è sempre un alone di mistero intorno alle Fagiolate, per via della ricetta segreta dei faseuj grass. Ogni Fagiolata ha la sua, tramandata e custodita di generazione in generazione. Anche questa è tradizione, sono le nostre radici. Dietro le quinte della Fagiolata Benefica del Castellazzo con il profumo di aglio e spezie a solleticarmi il naso, mentre tutti lavoravano con amore e sapienza le cotenne, mi fu narrato che un tempo alle donne non fosse permessa la preparazione dei preive. Anche su questo c’è un po’ di mistero: c’era chi considerasse scandaloso che il “preive” passasse per le mani femminili e chi reputasse poco gentile che le spezie rovinassero la pelle delle donne. Col tempo le cose sono cambiate, difatti oggi alla preparazione partecipano con grande impegno anche le donne… dopotutto siamo figlie di una fanciulla che da sola sconfisse un crudele Tiranno! Le spezie ci fanno il solletico… al naso!

Foto e ricordo di Marianna Giglio Tos

Foto: Archivio Storico Olivetti Con l'augurio che la città possa tornare al più presto a vivere il proprio Carnevale nelle strade, tra i colori delle casacche e la frenesia unica delle piazze, partecipiamo anche noi alla raccolta per un #UnCarnevaleDiRicordi. Lo scatto degli anni '60 è tra quelli del maestro Gianni Berengo Gardin che conserviamo in archivio.

Con l’augurio che la città possa tornare al più presto a vivere il proprio Carnevale nelle strade, tra i colori delle casacche e la frenesia unica delle piazze, partecipiamo anche noi alla raccolta per un #UnCarnevaleDiRicordi. Lo scatto degli anni ’60 è tra quelli del maestro Gianni Berengo Gardin che conserviamo in archivio.

Foto: Archivio Storico Olivetti

Ricordo di Matteo Mutti Anni ‘70, sfilata Pantere Nere. Mia mamma con il leopardo di famiglia Aria.

Anni ‘70, sfilata Pantere Nere. Mia mamma con il leopardo di famiglia Aria.

Ricordo di Matteo Mutti

Foto e ricordo di Valentina Cardini “Anno 1987. La mia mamma e il mio papà, sposati da poco, sono gli sposi della zappata per il rione San Lorenzo. Il Generale era Fausto Cavallo. A distanza di tanti anni queste foto mi emozionano ancora. Il legame dei miei genitori per il carnevale è rimasto fortissimo: oggi fanno parte della fagiolata benefica del Castellazzo”.

“Anno 1987. La mia mamma e il mio papà, sposati da poco, sono gli sposi della zappata per il rione San Lorenzo. Il Generale era Fausto Cavallo. A distanza di tanti anni queste foto mi emozionano ancora. Il legame dei miei genitori per il carnevale è rimasto fortissimo: oggi fanno parte della fagiolata benefica del Castellazzo”.

Foto e ricordo di Valentina Cardini

Ricordo di Andrea Rauccio, la foto porta la firma di Lavarino. “Ciao Ugo... Quanto amavo incontrarti in giro e stare ad ascoltare le vostre storie, come quella nella foto: un Testa a Testa lungo tutta piazza Ottinetti. Per un attimo era come rivederVi insieme. Saluta Papà!!”

“Ciao Ugo…
Quanto amavo incontrarti in giro e stare ad ascoltare le vostre storie, come quella nella foto: un Testa a Testa lungo tutta piazza Ottinetti. Per un attimo era come rivederVi insieme. Saluta Papà!!”

Ricordo di Andrea Rauccio, la foto porta la firma di Lavarino.

Archivio fotografico Comitato della Croazia 1981: distribuzione davanti al rifugio antiaereo.

1981: distribuzione davanti al rifugio antiaereo.

Archivio fotografico Comitato della Croazia

Ricordo di: Gabriella Trovero 1984: Veglione al Teatro Giacosa in onore della Mugnaia Daniela Morbelli Masseroni. Accanto a lei il Generale Paolo Ghiggio.

1984: Veglione al Teatro Giacosa in onore della Mugnaia Daniela Morbelli Masseroni. Accanto a lei il Generale Paolo Ghiggio.

Ricordo di: Gabriella Trovero

Foto: archivio fotografico Associazione Aranceri Tuchini del Borghetto In Borghetto sono passati (e passeranno) tantissimi aranceri, e anche in forza del motto "tucc'un", non si può celebrare qualcuno nello specifico, senza fare torto a qualcun'altro. Eppure ci sono dei personaggi e delle immagini che sono diventati dei veri e propri pilastri, dei Tuchini e del Borghetto, dei simboli senza tempo e senza nome. Uno di questi è l'arancere della foto: conosciuto ai più come il Bep, Giuseppe Bertina faceva parte di quella generazione di giovani entrati in squadra subito dopo i fondatori, e come tiravano le arance loro ce lo racconta questa foto. Il Bep è stato per tanto il 'capo' dei Tuchini, quando non c'era ancora uno statuto che lo chiamasse 'Presidente', e poi è stato anche Presidente. La foto non sappiamo bene di che anno sia, ma poco importa, è diventata un simbolo senza tempo da quando è stata scelta per rappresentare quello che probabilmente è il più importante e ambito "titolo" assegnato ogni anno in Borghetto: il Premio Tigre. Questo nonostante "il Tigre" non fosse lui. Ma questa è un'altra storia. Il Bep - senza tempo.

In Borghetto sono passati (e passeranno) tantissimi aranceri, e anche in forza del motto “tucc’un”, non si può celebrare qualcuno nello specifico, senza fare torto a qualcun’altro.
Eppure ci sono dei personaggi e delle immagini che sono diventati dei veri e propri pilastri, dei Tuchini e del Borghetto, dei simboli senza tempo e senza nome. Uno di questi è l’arancere della foto: conosciuto ai più come il Bep, Giuseppe Bertina faceva parte di quella generazione di giovani entrati in squadra subito dopo i fondatori, e come tiravano le arance loro ce lo racconta questa foto.
Il Bep è stato per tanto il ‘capo’ dei Tuchini, quando non c’era ancora uno statuto che lo chiamasse ‘Presidente’, e poi è stato anche Presidente.
La foto non sappiamo bene di che anno sia, ma poco importa, è diventata un simbolo senza tempo da quando è stata scelta per rappresentare quello che probabilmente è il più importante e ambito “titolo” assegnato ogni anno in Borghetto: il Premio Tigre. Questo nonostante “il Tigre” non fosse lui. Ma questa è un’altra storia. Il Bep – senza tempo.

Foto: archivio fotografico Associazione Aranceri Tuchini del Borghetto

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